Un’ordina d’intellettuali progressisti nelle scorse settimane si è sollevata contro la casa editrice Passaggio al bosco: questa iniziativa fa venire in mente l’antico proverbio romano “Deus dementat quos perdere vult” (Dio toglie il senno a chi vuole perdere). “Più libri più liberi” è la fiera di Roma dedicata all'editoria indipendente, organizzata dall’Associazione Italiana Editori che ha come presidente Innocenzo Cipolletta, già direttore di Confindustria particolarmente aperto al dialogo con la sinistra, e ha avuto successo grazie innanzi tutto al Comune di Roma e al sindaco Roberto Gualtieri.

Trasformare un evento in cui la cultura (e la politica) progressiste erano le grandi protagoniste in una celebrazione della censura, è di fatto un piccolo capolavoro di masochismo. Forse questa insensatezza non si sarebbe manifestata, se i contestatori avessero consultato il catalogo della casa editrice sotto accusa e avessero appreso che in questo catalogo ce n’era anche un libro dedicato agli “Hezbollah” con tanto d’intervista al leader (eroe dei ProPal di tutto il mondo) di quei fanatici tagliagole libanesi che è stato Ibrahim Nasrallah. Magari l’idea di aiutare il traditore Graziano Del Rio in una lotta all’antisemitismo che “oggettivamente” copre le responsabilità dell’infame Israele, avrebbe frenato l’ardore contestativo. Ma probabilmente no, perché l’istinto censorio è profondamente radicato in ambienti che credono di essere gli unici depositari del “giusto” tanto d’aver contestato anche al Salone del libro di Torino nel maggio del 2023 Eugenia Roccella, personalità politica dalle indubitabili e salde radici antifasciste.