Ecco, se io ho una provenienza letteraria, se devo parlare di una radice, di una casa a cui più mi rifaccio e continuo a rifarmi (oserei dire biograficamente oltre che letterariamente) è il modernismo. Per me quello è un periodo dal quale, forse tragicamente, non ci siamo più mossi. Perché siamo ancora là, non ci siamo ancora schiodati da Italo Svevo, Virginia Woolf, William Faulkner o da un tardo modernista come Malcolm Lowry.
Quindi, se proprio devo rivendicare un’ascendenza indegna, credo che sia quella lì. Anche perché, se tu oggi leggi L’uomo senza qualità di Musil, rischi di avere paura che sia stato scritto domani: là c’è molto del contemporaneo, c’è l’Europa che marcia verso il disastro senza rendersene conto, c’è pure uno dei suoi principali personaggi, il ricchissimo industriale Paul Arnheim, che fa pensare a Elon Musk, convinto di aver capito il mondo mentre invece è una sorta di utile e geniale idiota.
Una delle mie più grandi folgorazioni è stato leggere William Faulkner. In lui ho ritrovato la mia infanzia nel Sud Italia. Potrebbe sembrare un paradosso ma le storie del paesino da dove vengono i miei nonni, che è Capurso, erano molto simili alle storie di Yoknapatawpha, la contea immaginaria nello stato del Mississippi in cui Faulkner ambientò molti dei suoi romanzi e racconti.












