«Se è vero, come ci è stato insegnato, che un esplicito mandato sociale agli scrittori è via via venuto meno in Occidente all’indomani del secondo conflitto mondiale, è vero altrettanto che per tutta un’ulteriore stagione gli scrittori hanno mantenuto sia un profilo intellettuale di spiccato rilievo sia marcati interessi d’ordine storico-politico, spesso tali da segnarne le opere in senso militante e nei modi di un esplicito engagement.
Si è sottratto ad un coinvolgimento diretto (troppo spesso, specie nel dopoguerra, mutatosi in altri nel fiancheggiamento propagandistico) e però ha serbato costante attenzione ai fatti della Polis uno dei maggiori romanzieri del secolo scorso, Alberto Moravia (1907-1990), cui ora viene dedicato un profilo che mancava alla sua foltissima bibliografia, Secondo Moravia. Letteratura, politica, impegno (Paolo Loffredo, «Mosaic», pp. 232, euro 24,50): lo firma un giovane studioso di Roma Tor Vergata, Jody Gambino, e lo presenta un moraviano di lungo periodo, Raffaele Manica, che subito individua nell’autore de Gli indifferenti la costitutiva compresenza di critico e di romanziere precisando, comunque, che «quel critico non sarebbe lo stesso se non facesse tutt’uno col romanziere».






