La grande letteratura europea è attraversata da una linea invisibile, e questa separa il successo dalla vocazione, il rumore del mondo dalla fedeltà a una voce interiore. E così, vediamo da una parte di quel confine autori come Balzac, Stendhal, Dickens o Kafka (per citarne alcuni), dall’altra scrittori e scrittrici del Novecento che hanno abbracciato tecniche più sperimentali, aspre e spesso invalicabili. Nell’Ottocento, invece, il romanzo era ancora avventura, passione, compagna, morbidezza di scrittura.

Ho servito la regina di Francia (Marsilio) di Edoardo Pisani mette in rilievo questa frizione tra la leggibilità dei grandi narratori ottocenteschi e le inquietudini della letteratura moderna. Ospite de Il Piacere della Lettura, dalla libreria Arethusa di Roma, Pisani ha raccontato la genesi di questo suo romanzo che è insieme elegia, fuga e amore per la letteratura.

Il protagonista della storia è Giorgio Mavi, scrittore fallito e “autore seriale di insuccessi”, devastato dalla morte della madre, sua unica lettrice, che scopre che la sua vecchia insegnante di francese, la professoressa Passiotti, vive segregata in una casa di cura dopo essere stata travolta da uno scandalo. Mavi decide allora di liberarla, e da quel punto il romanzo diventa un viaggio rocambolesco verso Parigi di tre personaggi sui generis: la professoressa Passiotti, Giorgio Mavi e suo padre. Un viaggio tra libri, fantasmi e rinascita.