Che brutta fine, la poesia. Nessuno lo dice apertamente ma tutti lo pensano: la poesia è ormai ritenuta una forma artistica caduta in disgrazia, tutt’al più una nobile chincaglieria sul ripiano degli oggetti letterari naïf. Ma sarà poi vero che abbiamo fatto bene a liberarcene? E se invece tra qualche anno ci rendessimo conto di aver iniziato da mutilati questi anni zero? Bisognerebbe intervistare la poesia attraverso la voce dei poeti, un’intervista polifonica quanto impossibile (per farla, mi appoggio a un libricino di Renato Minore uscito qualche anno fa per Donzelli - La promessa della notte). Un poeta è consapevole di ciò che scrive?«Forse è vero che oggi per il Poeta, al posto della Musa, c’è il subconscio. C’è un filo di vissuto che tiene insieme il testo: una poesia mia che non contenga né un bicchiere né una stringa mi mette in sospetto». (Giorgio Caproni) Che cosa risponde a chi l’accusa di voler scrivere difficile?«Io sono dell’idea che non bisogna concedere tregua al lettore». (Franco Fortini) In cosa la poesia è utile all’uomo? Pensa di aver giovato a qualcuno con i suoi versi?«Il poeta è un diagnostico. Uno che, con lo sguardo improvviso, può cogliere la sostanza dubbia che sfugge agli altri». (Mario Luzi) Scrivere poesie è un’esperienza privilegiata di libertà?«Il terreno della poesia è quello della follia, la follia salva veramente la vita. La poesia è libertà. Non rinuncerei mai alla poesia, come non rinuncerei mai alla fede». (Alda Merini) La poesia passa anche attraverso le letture pubbliche?«Io leggo pochissimo in pubblico. Mi fa troppo male. A Roma la pressione mi salì a duecento, davanti a me vedevo tutto confuso. Ma la poesia è nata molto prima del libro, il libro finirà, la poesia no». (Elio Pagliarani) Qual è a suo giudizio il ruolo del poeta oggi?«Quello di stare immerso nel linguaggio. Da una parte d’interpretarlo, dall’altra di modificarlo. La poesia fa uscire dall’imposizione piatta del linguaggio dei mass media». (Antonio Porta) Esistono ancora lampi del sociale, i segnali del politico?«Mi sono rassegnato a non cercare nella poesia rapporti che non si formino se non spontaneamente. Sì, la realtà mi preoccupa, mi appassiona, ma non mi riflette». (Giovanni Raboni) Insomma, quali sono i segreti di fabbrica?«La poesia non deve ripetere la vita, non ha senso. Il lavoro creativo di valore è quello che ha qualcosa di nuovo, d’inatteso». (Amelia Rpsselli) Ma cosa può darci ancora la poesia, quali speranze può legittimare?«Può essere il vedere doppio degli ubriachi. La poesia continua a dare il suo bip-bip che poco presume ma si sente non tacitabile». (Andrea Zanzotto)