di Fausto Cariotimercoledì 24 giugno 20264' di lettura«Illustrissimo Presidente», «Illustrissimo Sottosegretario». Lo scontro tra governo e Corte dei Conti si combatte a colpi di lettere scritte nel linguaggio felpato delle istituzioni. Succede perché le toghe che dovrebbero vigilare sulle casse pubbliche si sono appena dotate di dieci nuovi presidenti, nonostante la riforma della magistratura contabile approvata pochi mesi fa dal parlamento preveda (...) una riduzione di queste figure. La differenza ammonta a 51.924 euro l’anno per ogni promosso: per un consigliere della Corte l’onere medio sui contribuenti è di 144.657 euro, per un presidente di sezione sale a 196.581 euro. Il bando per coprire nove posti è stato indetto il 27 gennaio: cinque giorni dopo l’entrata in vigore della legge 1 del 2026, che riorganizza la magistratura contabile. Le delibere di promozione sono state adottate dal Consiglio di presidenza della Corte il 24-25 febbraio, in un’adunanza non pubblica: in quell’occasione si è aggiunta la decima promozione. Un blitz in piena regola, reso possibile dal fatto che ancora non sono stati varati i decreti legislativi che attuano la riforma.Il livello dello scontro si è alzato dopo alcune comunicazioni via email sulla nomina del decimo magistrato, attualmente fuori ruolo e assegnato in «posizione soprannumeraria» alla procura ligure della Corte dei Conti perché nello scrutinio segreto ha preso gli stessi voti del vincitore (l’ordinamento della Corte, hanno spiegato i suoi vertici al governo, «non prevede come risolvere il problema della parità di punteggio», e per questo sono stati promossi entrambi). Il 20 maggio Guido Carlino, presidente della Corte, chiede alla presidenza del Consiglio, che ha il compito di recepire gli atti e trasmetterli al Quirinale, di farlo in tempi rapidi, perché c’è «la necessità che i posti in questione vengano tempestivamente ricoperti». Nella seduta del 4 giugno il Consiglio dei ministri delibera invece di chiedere «alcuni chiarimenti». Così, il giorno dopo, il sottosegretario Alfredo Mantovano invia una lettera protocollata all’«Illustrissimo Presidente» Carlino.Consiglio di Stato, volano stracci tra le togheUn presidente di sezione del Consiglio di Stato, Luigi Carbone, avrebbe presentato un curriculum pieno di «critici...Mantovano gli fa presente che «la Corte dei Conti conosce lo stato di attuazione della legge n. 1/2026, dato che suoi autorevoli esponenti siedono al tavolo tecnico incaricato di redigere il relativo schema di decreto legislativo». C’è stato, infatti, un dialogo costante tra i vertici della Corte e il governo, anche attraverso un “tavolo” creato a Palazzo Chigi per seguire l’iter della riforma. Questa, oltre a distribuire in modo più efficiente gli organici, punta a potenziare i controlli preventivi, in modo da togliere la “paura della firma” ai pubblici amministratori. Il confronto è servito a modificare più punti del testo originario, e le toghe hanno colto l’occasione per far passare alcune delle loro proposte. Una scelta che politicamente è servita a poco, visto che la giunta dell’Associazione magistrati della Corte dei conti, dopo la vittoria del «No» al referendum sulla giustizia, ha chiesto «un ripensamento» anche della riforma della magistratura contabile. E tra i membri della giunta del sindacato che ha chiesto a parlamento e governo di fermarsi c’è Elena Tomassini, uno dei dieci promossi nonostante la riforma.La Corte dei Conti, prosegue il sottosegretario, sa quindi che quella legge prevede «una riduzione delle posizioni dirigenziali». Anche perché, scrive, «il tema fu sollevato da un componente del Consiglio» nell’adunanza del 24 febbraio «e portò alla sua astensione, ma fu poi lasciato cadere e non ha trovato alcun riscontro nelle delibere». Il problema era stato sollevato dall’interno e ignorato. L’urgenza con cui Carlino chiede al governo di procedere, poi, «pare non conciliarsi col fatto che una delle promozioni si riferisce ad un magistrato», quello collocato in posizione soprannumeraria, che «continuerà a essere fuori ruolo». Né si capisce l’urgenza di nominare un presidente aggiunto (uno dei dieci ricoprirà questo incarico in Sicilia). Mantovano rimarca anche che non sia stata presa in considerazione «la possibilità di supplire temporaneamente alle scoperture d’organico (...) senza procedere a nuove promozioni».Su tutti questi punti il governo chiede chiarimenti. E soprattutto vuole sapere se il vertice della magistratura contabile «si sia interrogato» sulla «circostanza» che è alla base della riforma, ovvero che la Corte «ha un numero di posti per figure apicali e dirigenziali doppio rispetto a quelli della Giustizia amministrativa». Tra Tar e Consiglio di Stato, infatti, ci sono 49 figure simili su 583 magistrati; nella Corte dei Conti, invece, le figure apicali e dirigenziali sono 104 a fronte di 636 toghe. «Nella giustizia amministrativa», sintetizza Mantovano, «vi è un Presidente ogni 10 magistrati; per la Corte dei Conti il rapporto è di 1 a 5». La replica arriva con una nota «deliberata a maggioranza» dal Consiglio di presidenza e inviata il 17 giugno. È un «no» su tutta la linea.All’«Illustrissimo Sottosegretario», Carlino scrive che, siccome la delega perla riforma non è stata ancora esercitata, la nuova legge non può vincolare la Corte. Coprire i posti vacanti e promuovere anche il decimo magistrato, sostiene, non sono scelte discrezionali, ma obblighi. Sul punto più scomodo, quello del rapporto 1 a 5 tra figure dirigenziali e magistrati, Carlino non risponde nel merito: si limita a dire che «potrà essere oggetto di analisi approfondita in sede di “tavolo informale”», o comunque in fase di attuazione della delega. In sostanza, il governo non ha altra scelta che fare come dicono loro. La riduzione dei presidenti si farà poi, semmai.Gherardo Colombo, le parole su Tangentopoli: "Errori? Fatico a vederli""Sono stati commessi errori durante la stagione di Tangentopoli? Siamo esseri umani, e per quanta attenzione ci met...