Questa volta Sabino Cassese ha messo il dito nella piaga.

In un recente articolo sul Corriere della Sera il professore si lascia andare a una critica di una durezza senza precedenti della Corte dei Conti, istituzione da tempo in crisi di legittimità.Ridotte all"osso, le censure sono due.

La prima è rivolta ai pubblici ministeri della Corte, che sembrano indulgere in un «populismo giudiziario» che semina il terrore tra funzionari pubblici già poco propensi ad assumersi la responsabilità della firma.

Il secondo rilievo riguarda l"inefficacia del controllo svolto dalla Corte, troppo ingessato in procedure giuridiche e per niente orientato a una valutazione economica e gestionale dell"efficacia delle politiche pubbliche.Diciamo subito che entrambe le critiche sono fondate, anche se un po" più di indulgenza non avrebbe guastato.

Approvata la diagnosi, passare alla terapia non è però così facile.