I magistrati contabili attaccano la riforma del governo ma ricevono incarichi anche dagli enti che controllano
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Sono lo spauracchio di ministri e assessori, i cani da guardia della spesa pubblica, i moralizzatori delle gare d'appalto. I magistrati della Corte dei conti vigilano su bilanci, appalti, opere grandi e piccole, con una severità di cui sono orgogliosi. Recentemente, sono insorti contro il progetto di riforma del governo - che punta a snellire gli organici, affollati soprattutto ai piani alti - accusandolo di "mettere a rischio" la loro indipendenza. Ma ora tocca a loro, ai 500 magistrati contabili che regnano sulla spesa pubblica, venire presi di mira. Perché loro vigilano, ma non vengono vigilati da nessuno se non da se stessi. Conseguenza: è fiorito fuori controllo un mercato di consulenze che - si spera fuori dall'orario di servizio - buona parte di loro svolge, arrotondando (a volte in modo rilevante) stipendi già robusti. Consulenze di ogni tipo, dal tema a volte vago, a volte bizzarro. Che però sovente vengono assegnate ai giudici contabili dagli stessi enti su cui dovrebbero vigilare. Come accadeva nel caso del giudice Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte, che giudicava casi in cui erano coinvolte Anas e Fs, di cui era anche consulente. Al benefit partecipano in tanti: nell'interrogazione depositata ieri dal capogruppo di Fi alla Camera Enrico Costa (foto), si calcola in 186 (oltre un terzo del totale) il numero dei giudici contabili che nel 2025 hanno ottenuto una consulenza. Una piccola parte, 79 sono consulenze gratuite. Le altre vanno ad aggiungersi allo stipendio che già di per sè è tra gli stipendi più alti della pubblica amministrazione. Anche perché alla Corte dei conti si supera un concorso di secondo livello, aperto a magistrati, avvocati dello Stato, boiardi pubblici, che entrano trascinandosi dietro l'anzianità precedente: risultato sono carriere lampo, dove al gradino più basso (referendario) si trovano in pochi, e la massa sta tra consigliere e presidente. Un esercito di generali dove lo stipendio supera i 200mila euro l'anno. Ma a molti non bastano. Così ecco il fiorire delle consulenze. Enti di ogni genere si rivolgono alla Corte per arruolare un giudice. Si dirà: avranno bisogno di una specializzazione particolare. Invece l'aspetto singolare è che gli Enti - salvo casi rari - chiedono alla Corte un giudice, uno qualunque. È il Consiglio di presidenza poi a inviare il designato. Che si trova spesso messo in contatto con ambienti in cui, dopo la pensione, potrà ricevere altri e più rilevanti incarichi. Nel campionario c'è di tutto. Il ruolo preferito è "componente del collegio consultivo" di enti e società: gli ospedali civili di Brescia pagano 84mila euro annui al giudice Laura Atesiani, quelli di Novara 42mila al giudice Giancarlo Astegiano; le Ferrovie dello Stato hanno come consulente il presidente di sezione Pino Zingale (67mila euro). Buoni dispensatori di incarichi sono il governo e i ministeri: il giudice Elisabetta Conte prende 67mila euro come esperto di edilizia penitenziaria, i pareri del giudice Valentina Papa al ministero dei trasporti come "consulente per le politiche abitative" valgo 31mila euro. Da segnalare il giudice Miele (sempre lui) che è riuscito prima della pensione a ottenere un incarico persino dalla mutua dei medici dentisti: 60mila euro.










