L'ora della libertà per Gianni Alemanno scatta alle 9.46. L'ex sindaco di Roma, in carcere da un anno e cinque mesi dopo una condanna per traffico d'influenze illecite, lascia la sua cella di Rebibbia. C'era entrato la notte di Capodanno 2025, perché accusato di non aver rispettato gli obblighi imposti durante il periodo di affidamento in prova ai servizi sociali. Quando dietro di lui la porta si chiude Alemanno sorride. Cammina con calma. Il primo abbraccio è per il suo avvocato, Edoardo Albertario, che lo ha accompagnato nella sua lotta per i diritti dei detenuti. Una lotta che ha abbracciato mentre era in cella. E che, assicura, non ha intenzione di mollare: "Non rinnego le ordinanze sulla sicurezza che avevo fatto da sindaco - dice ai cronisti - ma se davvero vogliamo un Paese sicuro il carcere deve funzionare. E oggi in Italia non funziona".

Camicia azzurra e pantaloni blu scuro, lo storico esponente della destra sociale ha un borsone nero a tracolla. Accanto a lui una sacca grande in cui ha racchiuso un anno e mezzo di prigione. "Esco in cella da innocente", dice, convinto che per quel filone di Mafia Capitale che lo ha portato in carcere non avrebbe dovuto mai essere condannato. Tanto più dopo che il traffico di influenze illecite è stato modificato.