Bergamasca, classe 1983. Giornalista professionista, scrivo soprattutto di auto (ma amo la bici), di bambini e famiglia (ma amo la solitudine).
L’altro giorno – è il caldo – ho commesso un errore marchiano: mettermi a discutere sui social con uno sconosciuto. Lo so che non bisogna: tempo perso, fastidio che si somma a quello dei 35 gradi. Il tema erano le feste dei bambini nei parchi pubblici attrezzati. Il mio detrattore sosteneva che fosse «da barboni» usare un’area pubblica per un «evento privato» (per evento privato si intende una festicciola di compleanno) e che se non si è dei «morti di fame» bisogna affittare una sala o un giardino privato. La cosa mi ha fatto riflettere per due motivi: il primo è la differenza fra i social e la realtà. Nella realtà io ho sempre avuto esperienze positive: tavoli pubblici nel normalissimo parco pubblico cittadino di fronte casa usati con responsabilità, senza screzi né vandalismi, sia da bambini che fanno il compleanno, sia anziani che giocano a carte, ragazzi che studiano, badanti che si ritrovano per pranzo la domenica mattina. Se mi fidassi del mondo descritto dal mio smartphone, invece, vedrei genitori che litigano per il possesso dei tavoli, spazzatura abbandonata, gente che prova a imboscarsi alle feste altrui (per ottenere cosa, due patatine e un bicchiere di tè freddo? Basta chiedere), “maranza”, degrado e convivenza impossibile.











