TREVISO - «Non riesco nemmeno parlare, sono distrutta». La madre di Favour riesce a dire solo poche parole. Le pronuncia a fatica, sorretta da chi le sta accanto, con lo sguardo perso e le lacrime che continuano a scendere. Poi torna verso il divano, quasi senza forze, circondata da donne, parenti, amici, bambini e membri della comunità nigeriana. In quella casa di via Pisa, che fino a pochi giorni fa era illuminata dal sorriso di Favour, sua figlia più grande, ora è calato il buio del dolore. Lo si percepisce dalle urla che si sentono dalle scale del condominio, dai singhiozzi e dal silenzio improvviso che arriva dopo il pianto.
Bambina di 9 anni muore tre giorni dopo lo schianto frontale sulla Postumia. Viaggiava con la sorellina nell'auto guidata dalla mamma I PARENTI Edewede Osabhie Favour, 9 anni, è morta l'altro ieri all'ospedale Ca' Foncello dopo tre giorni di agonia, in seguito all'incidente avvenuto venerdì sulla Postumia, a Fagarè di San Biagio. Era in auto con la madre, 34 anni, alla guida, e con la sorellina, 7 anni, rimasta ferita in modo lieve. Secondo i primi accertamenti, la Citroen su cui viaggiavano avrebbe invaso la corsia opposta, scontrandosi con un tir. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio stradale. Ma in via Pisa, ieri, le indagini sono passate in secondo piano. Entrando nel cortile davanti al condominio, finito al centro della cronaca anche per gli sfratti, si avverte subito un clima teso, attraversato da voci e pianti. Qualcuno si affaccia dal balcone dell'appartamento in cui la bambina viveva con i genitori e la sorellina. Il campanello non funziona, così saliamo direttamente per le scale. Davanti alla porta, ci accoglie un disegno raffigurante un grande cuore rosso e una scritta tracciata con la mano di un bambino "mi dispiace per Feivor e Vitory". I familiari raccontano che è precedente all'incidente.Letto adesso, però, quel foglio sembra diventato tristemente attuale. Bussiamo, la porta si apre subito. Sull'uscio ci accolgono alcuni familiari, mentre nel salotto ci sono almeno venti persone. La madre di Favour è stesa sul divano, circondata da chi le tiene la mano, da chi le asciuga le lacrime e da chi semplicemente cerca di condividere un dolore insostenibile. Alcune donne spiegano che è sotto shock, che non ha ancora realizzato davvero ciò che è accaduto. O forse, proprio al contrario, che lo ha capito troppo bene. Dalla casa entrano ed escono persone in continuazione. Alcune madri portano via i loro bambini con gli occhi commossi. Quando chiediamo se siano tutti parenti, la risposta è chiara: «Anche se veniamo da paesi nigeriani diversi, siamo fratelli di pelle. In questo momento siamo tutti famiglia». IL RITRATTO Poco dopo arriva anche il padre, appena rientrato dall'ospedale. Parla di Favour con lucidità. «Abbiamo perso una delle cose più importanti della nostra vita - racconta -. Favour voleva aiutare sempre, in qualsiasi modo. Diceva che da grande voleva diventare dottoressa e la sua sorellina la chiamava già così. A scuola era bravissima, anche le maestre dicevano che era la numero uno. Era forte. Mi dispiace che sia finita così. Ora dobbiamo pensare al funerale, ma non so davvero cosa dire». Accanto alla famiglia c'è anche il pastore Mark della comunità evangelica di Quinto, punto di riferimento per molti dei presenti. «In casa ci sono tante persone perché nessuno vuole lasciare la mamma sola - spiega il pastore -. Il dolore è enorme e c'è anche la paura che possa travolgerla. Favour era amata da chiunque la conoscesse. Era educatissima, salutava sempre tutti. La mamma, nella nostra chiesa, insegnava ai bambini, e quando lei era impegnata in altre attività, spesso era proprio Favour ad aiutare e a stare con i più piccoli. Aveva già dentro di sé il desiderio di prendersi cura degli altri».Favour frequentava la classe 4ª B della scuola primaria Primo Maggio. La comunità scolastica e parrocchia di San Bartolomeo hanno deciso di promuovere una raccolta fondi per aiutare la famiglia di Favour ad affrontare le spese di questi giorni. La somma raccolta sarà consegnata direttamente alla famiglia, insieme a una piccola corona di fiori.










