Senza comparire in prima persona, aveva affidato i suoi appelli e le sue parole a una lettera aperta, di dolore, poi ad un audio in cui, con la voce rotta dal pianto, implorava le figlie: "tornate, tutto si sistema insieme, mamma vi aspetta". E al suo avvocato, che riferiva di una donna distrutta, "riversa sulle letterine di amore che le figlie le scrivevano", aveva confidato di aver perso le speranze. "Temo che le mie figlie siano morte", aveva detto ieri, proprio qualche ora prima che i carabinieri risolvessero il caso della sorelline scomparse, trovandole in casa di una lontana parente della mamma, a Formia. Oggi, il giorno dopo il suo arresto per sequestro di persona aggravato in concorso con il padre e il compagno, le parole di Valentina D'Acunto risuonano come un copione, una messinscena orchestrata per non perdere le figlie per sempre, dopo la revoca della potestà genitoriale.
"Questa è una vicenda che non ha nulla a che vedere con la criminalità ma solo con un amore genitoriale malato - ha commentato in conferenza stampa il procuratore di Sulmona, Luciano D'Angelo -: mi riferisco al fatto che quelle bambine hanno due genitori, non un solo genitore, la madre. Sono due genitori che hanno rinunciato al primo dovere che ha chiunque abbia la fortuna e l'onere di diventare genitore, ossia essere portatori di un amore disinteressato, mettere al primo posto l'interesse dei minori. Queste ragazzine da quando avevano sei e tre anni non hanno mai avuto alcuno che si occupasse di loro, il massimo dell'attenzione è stata in questi giorni: un'attenzione, mediatica forse anche oltremisura".













