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A un giorno dal ritrovamento delle due sorelle di 12 e 16 anni a Formia e dall'arresto della madre, Valentina D'Acunto, gli appelli pubblici diffusi dalla donna durante la scomparsa – la lettera aperta, l'audio in lacrime, fino al «temo che le mie figlie siano morte» pronunciato poche ore prima del blitz – vengono ora riletti dagli inquirenti come possibile messinscena. La donna, il suo compagno e il nonno materno delle ragazze sono accusati di sequestro di persona aggravato in concorso, mentre resta indagata a piede libero l'anziana che le ospitava. Per tutti, allo stato, vige la presunzione di non colpevolezza.Il procuratore: «Amore genitoriale malato, non criminalità»
In conferenza stampa il procuratore capo di Sulmona, Luciano D'Angelo, ha collocato la vicenda fuori dalla cornice criminale, parlando di «un amore genitoriale malato» e di una storia che «non ha nulla a che vedere con la criminalità». Il magistrato ha descritto due genitori che avrebbero rinunciato a «mettere al primo posto l'interesse dei minori» e ha sottolineato che l'obiettivo non erano gli arresti, ma «la liberazione di due ragazze», ricordando che per le persone fermate continua a valere la presunzione di non colpevolezza.











