A chi vuol capire quali sarebbero le difficoltà di un accordo elettorale tra Meloni e Vannacci, sarebbe bastato ascoltare a Montecitorio l’intervento in aula di Rossano Sasso, un passato nella “Lega per Salvini premier” e nel governo Draghi fino alle ultime elezioni come sottosegretario, di recente confluito nel Gruppo misto e poi di lì nella formazione del generale, di cui è diventato uno degli alfieri. Sasso ha accusato apertamente il governo Meloni di aver favorito nell’assegnazione delle case popolari gli extracomunitari contro gli aventi diritto italiani. Ha invitato paradossalmente a guardare i citofoni che sarebbero “pieni di Abdul e Omar”, a discapito, sia dei connazionali che convivrebbero con i musulmani, sia di quelli che sarebbero rimasti senza tetto. Ed anche se si è guardato bene dal precisare dove questo sarebbe accaduto, ed è stato per questo contestato più volte dai parlamentari di Fratelli d’Italia, è servito per capire di che tenore potrebbe essere la prossima campagna elettorale in caso di destra divisa e Vannacci in corsa solitaria sulle parole d’ordine della “Destra autentica”.
Questo rende più urgente, non solo per Meloni, ma anche per Salvini che dell’immigrazione aveva fatto da sempre uno dei suoi cavalli di battaglia – per non parlare del “citofono”, dichiarata citazione salviniana da parte di Sasso – capire quali potrebbero essere i confini della trattativa con il generale che s’annuncia prossima. Il primo prezzo da pagare per non avere “nemici a destra” è ricomprenderne un certo numero tra quelli a cui, anche con la nuova legge elettorale, sarà assicurata la rielezione. Sasso è chiaramente uno di questi. Quando ha visto che l’aria per gli esponenti della Lega “nazionale” non era più buona, anche a causa delle pressioni che Salvini riceve dalla Lega “nordista”, e dell’aspirazione dei governatori del Nord e di Zaia che è il loro leader, di indicare da soli i loro candidati senza farli più scegliere al segretario, Sasso è stato lesto a saltare sul carro di Futuro Nazionale. E quel che sta facendo in aula dacché ha cambiato bandiera dimostra che la rielezione è pronto a riguadagnarsela a qualsiasi costo. Nel dibattito alla Camera gli ha risposto Cuperlo, l’ex presidente del Pd, elegante oratore della sinistra. Ma era a destra che in tanti digrignavano i denti










