La partita sulla Meridionale Petroli non è più soltanto una questione tecnica, urbanistica o ambientale. Da ieri sera è diventata anche, e forse soprattutto, una questione politica dentro la maggioranza che governa Vibo Valentia. Il Consiglio comunale convocato sul Piano di emergenza esterno dei depositi costieri di Vibo Marina ha finito per aprire due fronti paralleli: quello pubblico, fatto di sicurezza, delocalizzazione e osservazioni da presentare in Prefettura; e quello più sotterraneo, fatto di trattative riservate, bozze riscritte, rapporti ricuciti con l’azienda e differenze di linea dentro il centrosinistra.

Il sindaco Enzo Romeo ha provato a trasformare la seduta in un passaggio di svolta, rivelando l’esistenza di un incontro rimasto finora lontano dai riflettori con il presidente del gruppo Ludoil, Donato Ammaturo, il presidente dell’Autorità di sistema portuale Paolo Piacenza e un rappresentante del ministero. Ma mentre il primo cittadino rivendicava il riavvio del percorso per spostare i depositi da Vibo Marina, il presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello pronunciava parole destinate a pesare molto più di un intervento ordinario. Perché Iannello non ha parlato da consigliere qualsiasi. Ha parlato da presidente dell’aula, da dirigente storico del Partito Democratico, da figura centrale della coalizione che sostiene Romeo. E ha detto, in sostanza, che la Meridionale Petroli non è un impianto pericoloso.