I servizi riducono orari e disponibilità. Le reti informali si assottigliano. E il caldo record fa decollare i rischi, amplifica la percezione della stanchezza e rende la gestione delle incombenze quotidiane ancora più difficile. È proprio nei mesi estivi che emergono con maggiore evidenza le fragilità strutturali di chi si occupa della cura di anziani, minori, disabili. Ma l’emergenza non va in vacanza: lo ricorda l’Associazione Caregiver familiari CARER, con la diffusione di un Manifesto: per ribadire la necessità di una visione integrata dell’assistenza familiare, che tuteli anche chi se ne occupa. Perché, se ogni persona non autosufficiente ha diritto alla continuità della cura, ogni caregiver ha diritto alla tutela della propria salute. E l’emergenza non può trasformarsi in abbandono.
Le vite in stand-by dei caregiver familiari
Diventare caregiver familiare non è una scelta, è una strada obbligata. È un genitore anziano che non è più autosufficiente, un figlio con una disabilità che necessita di presenza costante, un marito di cui si finisce per diventare infermiera. E la vita entra in una parentesi che può durare anni. Le giornate iniziano a essere scandite da visite mediche, farmaci, pratiche burocratiche, accompagnamenti, notti interrotte. Il tempo personale diventa il primo sacrificio. Seguono il lavoro, gli amici, i progetti. Sono vite in stand-by. E sono spesso vite femminili in stand-by.













