Roma, 18 giugno 2026 – Il welfare italiano continua a reggersi su una infrastruttura fragile, privata, spesso femminile e sempre più esposta al rischio dell’irregolarità. È il lavoro domestico: colf, badanti, assistenti familiari che ogni giorno entrano nelle case, accompagnano anziani non autosufficienti, sostengono famiglie schiacciate tra cura dei figli, lavoro e genitori da assistere. Ma proprio mentre la domanda di cura cresce, il lavoro regolare arretra. Nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato all’Inps sono stati 804.464, il 2,3% in meno rispetto al 2024. È il quarto calo consecutivo. Dal picco del 2021, dopo l’effetto congiunto del lockdown e della sanatoria prevista dal decreto Rilancio, il settore ha perso circa 173mila rapporti regolari.

Il dato è stato presentato a Roma, a Palazzo Wedekind, nel corso del convegno ‘Il lavoro domestico nel sistema di welfare’ organizzato da Inps e Nuova Collaborazione. E racconta un paradosso sociale prima ancora che occupazionale: il Paese invecchia, il bisogno di assistenza aumenta, le famiglie si trovano sempre più sole, ma la parte emersa e tracciabile del lavoro di cura si restringe. Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha messo il punto politico della questione: "Il lavoro domestico è una componente essenziale del welfare italiano. In un Paese che invecchia, in cui cambiano le famiglie e cresce il bisogno di assistenza, colf e badanti non rappresentano più una dimensione marginale del mercato del lavoro, ma una vera infrastruttura sociale". I numeri confermano questa centralità, ma anche la debolezza strutturale del comparto. L’88,7% dei lavoratori domestici è donna: 713.538 lavoratrici contro 90.926 uomini. Gli stranieri sono il 68,9% del totale, anche se la loro presenza è in calo dal 2022. La componente più numerosa arriva dall’Europa dell’Est, con 269.098 lavoratori, pari al 33,5% del totale; seguono gli italiani, 250.368, pari al 31,1%, poi Sud America e Filippine. La geografia del lavoro domestico è concentrata soprattutto nel Centro-Nord: il Nord-Ovest raccoglie il 30,7% degli addetti, il Centro il 27,7%, il Nord-Est il 19,9%, mentre Sud e Isole si fermano rispettivamente al 12,1% e al 9,6%. La Lombardia da sola conta 156.316 lavoratori, quasi un quinto del totale nazionale, seguita da Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna. In queste quattro regioni si concentra oltre la metà del lavoro domestico regolare italiano. Nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato all’Inps sono stati 804.464