Sempre più anziani da assistere, sempre meno badanti disponibili. È l’allarme lanciato dalla Cisl Romagna sul progressivo ridimensionamento dell’assistenza familiare nelle province romagnole: negli ultimi dieci anni le addette al lavoro di cura sono diminuite, mentre cresce la loro età media. Una tendenza che, secondo le proiezioni elaborate su dati Inps, è destinata ad accentuarsi nei prossimi anni. Per il territorio di Forlì-Cesena il calo delle badanti regolarmente occupate è stato del 14,9% tra il 2016 e il 2025. Ancora più marcato il cambiamento nella composizione anagrafica della categoria: le lavoratrici con meno di 50 anni sono diminuite del 44%, mentre quelle con più di 60 anni sono aumentate del 68,4% e oggi rappresentano oltre un terzo del totale.
Secondo lo scenario elaborato dalla Cisl, entro il 2036 le assistenti familiari nella provincia potrebbero scendere a 3.609 e sei su dieci avere più di 60 anni. "Questi dati – spiega Francesco Marinelli, segretario generale della Cisl Romagna –raccontano una trasformazione che va ben oltre il mercato del lavoro. Parlano della capacità futura delle nostre comunità di rispondere ai bisogni di cura di una popolazione che invecchia. Oggi vediamo però una forza lavoro che diminuisce e che, contemporaneamente, invecchia". Lo studio evidenzia inoltre che il temporaneo incremento registrato durante la pandemia è stato determinato soprattutto dalle procedure di emersione del lavoro irregolare introdotte nel 2020. Esaurito quell’effetto, il numero delle badanti ha ripreso a diminuire. Allo stesso tempo continua a peggiorare il rapporto tra assistenti familiari e popolazione anziana: a Forlì-Cesena si è passati da una badante ogni poco più di 5 ultraottantenni nel 2016 a una ogni quasi 7 nel 2025, con una previsione di una ogni dieci circa entro il 2035. "Sappiamo che nei prossimi dieci anni aumenteranno gli anziani non autosufficienti e aumenterà la domanda di assistenza – prosegue Marinelli –. Se contemporaneamente diminuisce l’offerta di lavoro di cura, il rischio è quello di scaricare un peso sempre maggiore sulle famiglie e sui servizi pubblici. Per questo serve una programmazione che metta al centro il rafforzamento della rete territoriale dei servizi. Le trasformazioni demografiche sono processi che si sviluppano nel tempo e che possono essere governati. In questo scenario, – conclude – la mancanza di assistenza domiciliare adeguata può tradursi in un aumento della pressione sul servizio sanitario territoriale, con più accessi al pronto soccorso, più ricoveri ospedalieri e una domanda crescente di servizi già sotto pressione. È necessario intervenire con urgenza".












