Roma, 23 giu. (askanews) – L’Europa accelera sul riarmo, ma una parte essenziale della catena industriale che dovrebbe sostenere l’aumento della produzione militare resta ancora saldamente nelle mani della Cina. Terre rare, gallio, germanio, grafite, antimonio, tungsteno, magneti permanenti e altri materiali critici sono componenti poco visibili, ma indispensabili per radar, missili, droni, sistemi di guida, sensori, satelliti, propulsione e munizionamento avanzato.

Il nodo è emerso con forza al vertice G7 di Evian-les-Bains, in Francia, dove i leader di Francia, Germania, Regno unito, Italia, Stati uniti, Canada e Giappone hanno firmato una dichiarazione sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici. Senza nominare direttamente Pechino, il documento impegna i paesi del G7 a ridurre “in modo significativo” la dipendenza da un singolo fornitore esterno al gruppo per terre rare e magneti permanenti, portandola sotto il 60 per cento entro il 2030, con l’obiettivo di arrivare al 50 per cento “il prima possibile”.

La Cina resta il riferimento implicito dell’intero dossier. Pechino domina la produzione e soprattutto la raffinazione di molte materie prime critiche: nel caso di una parte delle terre rare pesanti e del gallio, il controllo cinese riguarda quote prossime alla quasi totalità della catena globale. Un rapporto dell’Istituto dell’Unione europea per gli studi sulla sicurezza ha indicato che per 17 dei 34 materiali classificati come critici dall’Ue la Cina rappresenta almeno il 70 per cento della produzione mineraria o della raffinazione globale.