Solidarietà è ormai la parola d’ordine europea. Difficile da mettere in pratica, ma ormai inevitabile in molti campi, alla luce della situazione internazionale e delle difficoltà economiche. Non solo nella difesa, anche negli approvvigionamenti di materie prime. A breve la Commissione europea presenterà un piano per rafforzare l’indipendenza dell’Unione. Si discute di acquisti e stoccaggi in comune, e anche di garanzie reciproche nel caso di penuria a livello nazionale.
A provocare allarme a Bruxelles è stata la mossa cinese di annunciare il 9 ottobre nuove restrizioni all’export di terre rare - proprio ieri la decisione è stata sospesa per un anno. «Gli annunci cinesi (…) mettono in luce la nostra delicatissima dipendenza dalle materie prime. Questo è inaccettabile – ha scritto nei giorni scorsi su X il commissario al mercato unico Stéphane Séjourné –. L’Unione europea vuole mobilitare tutti gli strumenti a sua disposizione per difendere la propria indipendenza».
Bruxelles intende stimolare la produzione europea, diversificare le importazioni, proteggere le catene di valore. Oggi la Cina è il grande fornitore dell’economia mondiale (dal paese giunge l’80-90% del fabbisogno europeo di terre rari). Non tanto perché il sottosuolo sia particolarmente ricco di minerali, ma perché il paese ha raggiunto incomparabili economie di scala nell’estrazione e nella raffinazione, grazie anche a regole ambientali meno rigide che in Occidente.







