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3 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:07

Da un lato Washington che tratta le materie prime critiche come una priorità di sicurezza nazionale e si prepara a investire quasi 12 miliardi di dollari per crearne una riserva strategica e ridurre la dipendenza dalla Cina. Dall’altro Bruxelles che arranca. E, secondo la Corte dei Conti europea, è ad alto rischio di mancare l’obiettivo di un accesso sicuro ai materiali indispensabili per la transizione energetica e digitale entro il 2030. La relazione speciale ad hoc dei magistrati contabili pubblicata lunedì, proprio mentre la Casa Bianca confermava l’avvio del “Progetto Vault” per proteggere settori industriali chiave come automotive, elettronica, difesa ed energie rinnovabili da interruzioni delle catene di rifornimento globali, ha un titolo quasi irridente che non piacerà a Ursula von der Leyen, promotrice tre anni fa di un piano che avrebbe dovuto garantire la sicurezza degli approvvigionamenti: “Una politica non certo solida come una roccia“.

Secondo dati citati dalla Corte presieduta da Tony Murphy, almeno 10 delle 26 materie prime classificate come critiche dall’Ue – perché sono alla base di batterie, turbine eoliche, pannelli solari, semiconduttori e tecnologie digitali avanzate – vengono interamente importate da Paesi terzi. La concentrazione delle forniture è un ulteriore fattore di rischio. Dalla Cina arrivano il 71% del gallio, il 97% del magnesio, il 40% della grafite naturale e il 45% del germanio importati dall’Ue. Per il boro, la dipendenza dalla Turchia raggiunge il 99%. La vulnerabilità è nota da tempo e per affrontarla nel 2024 Bruxelles ha adottato un Regolamento sulle materie prime critiche, fissando tre obiettivi al 2030: coprire con estrazione interna almeno il 10% del fabbisogno europeo, trasformare nell’Ue il 40% dei materiali consumati e garantire che almeno il 25% del consumo provenga da fonti riciclate. Peccato che, come rileva la Corte dei conti, si tratti di target non vincolanti, limitati a 14 materie prime strategiche e privi di una spiegazione chiara sui criteri usati per definirli. E comunque, anche dandoli per buoni, raggiungerli in pochi anni appare poco realistico senza un deciso cambio di passo.