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6 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:51

“L’Europa si trova ad affrontare un cambiamento epocale dell’ordine internazionale, sempre più definito dal potere, economico, tecnologico o militare”. Parlando alla terza edizione del Berlin Global Dialogue, il 25 ottobre Ursula von der Leyen metteva in guardia dall’inadeguatezza del Vecchio continente di fronte alla minaccia di potenze straniere intente a “creare una morsa su paesi e settori per esercitare il controllo e imporre coercizioni“. La presidente della Commissione Ue si riferiva soprattutto alla Cina e al suo semi-monopolio su terre rare e materiali critici. Ma la condanna esplicita al “transazionalismo” aveva come destinatari gli Stati Uniti di Donald Trump, lo storico alleato sempre meno incline a fare gioco di squadra. Congelata la guerra commerciale Pechino, il tycoon è tornato persino a parlare di G2, alludendo a un duopolio economico e politico che rischia di marginalizzare gli alleati europei.

Negli ultimi mesi il vecchio continente è finito nel fuoco incrociato delle due superpotenze. Prima le restrizioni sull’export di terre rare, poi l’interruzione delle forniture di semiconduttori: le misure introdotte da Pechino per colpire gli Stati Uniti uniti hanno compromesso la catena di approvvigionamento globale e il settore dell’automotive europeo. Passata una settimana, a Bruxelles si fatica ancora a decifrare l’accordo stretto da Trump e Xi Jinping in Corea del Sud.