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Ultimo aggiornamento: 9:03
Opportunità o subalternità? Questo il dilemma europeo di fronte alla proposta statunitense di un blocco anti cinese, con tanto di prezzi minimi e dazi comuni, sul fronte delle terre rare, i minerali critici da cui dipendono anche sfide come la transizione ecologica e digitale. La dipendenza dalla Cina è un problema che l’Unione europea non ha ancora risolto. Anzi, gli obiettivi che l’Ue si è data per il 2030 con il Critical Raw Materials Act, adottato dalla Commissione europea nel 2023, sono per lo più “impossibili”. A dirlo è la Corte dei conti europea nel rapporto pubblicato il 2 febbraio: “Gli sforzi di diversificazione delle importazioni devono ancora produrre risultati tangibili e le strozzature ostacolano i progressi nella produzione e nel riciclaggio a livello nazionale”. Peggio: gli obiettivi perseguiti “non sono giustificati” dai progetti adottati, i dati sottostanti “non sono solidi” e la Commissione “non controlla”. Tanto per cambiare, poi, l’Ue non ha una voce sola, né univoci interessi e infatti gli Stati membri si impegnano a perseguire i propri. Del resto, lo stesso CRMA dice sono i singoli Stati a dover riferire in merito alle proprie “scorte strategiche” e a monitorare i propri operatori, confermando che la sicurezza europea poggia ancora su basi nazionali.











