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21 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:14

Un accordo sui minerali critici e le terre rare con l’Australia. E’ il cuore dell’intesa firmata ieri a Washington da Donald Trump e il premier di Canberra Anthony Albanese, che prevede la creazione di una “pipeline” da 8,5 miliardi di dollari per garantire agli Stati Uniti l’accesso diretto alle materie prime critiche del continente australiano. Un’alleanza strategica per il controllo delle catene di approvvigionamento più sensibili del pianeta, diventata ancor più necessaria per gli States dopo la recente stretta imposta sul settore dalla Cina, primo produttore mondiale di terre rare che nella dottrina adottata dal tycoon in questo secondo mandato è il principale avversario degli Stati Uniti sul piano internazionale.

Pechino controlla oltre il 70% della produzione mondiale e più dell’85% della raffinazione delle terre rare, indispensabili per tecnologie come turbine eoliche, semiconduttori, batterie e sistemi radar. Il 9 ottobre la Repubblica popolare ha annunciato una serie di restrizioni la cui entrata in vigore è prevista per il 1° dicembre e che si basano – caso unico fino a questo momento – sul principio dell’extraterritorialità: ogni prodotto realizzato anche all’estero contenente terre rare cinesi richiederà una licenza dalla Cina per poter essere commercializzato.