Alessandra Franzi

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In una settimana storica nello UK, caratterizzata per l’estremo caldo da allerta rossa, l’aspetto più sorprendente delle dimissioni di Keir Starmer, con la voce rotta di commozione oggi fuori dal number 10, è quanto fossero state preannunciate. Solo ieri alla BBC, il ministro per le Imprese Peter Kyle ha deliberatamente evitato di ribadire la promessa di Starmer di restare e combattere, affermando invece che il premier si stava prendendo del tempo per “riflettere sulle sfide politiche”. Oggi Starmer lascia la leadership dei laburisti e il posto da Primo Ministro, dopo aver informato Re Carlo III per tornare dalla famiglia a cui ha rivolto il ringraziamento più sentito.

La diagnosi della fine avviene per aritmetica interna, come il laburista Charlie Falconer ha sintetizzato bene affermando che al primo ministro non era rimasta “assolutamente alcuna autorità” costringendolo ad un passaggio di consegne concordato. Sulla successione, l’analisi è pressoché unanime nel ritenere Andy Burnham favorito, ma non senza avversari. Arrivato con il treno da Manchester poco fa alla stazione di Euston affollata di giornalisti e fotografi nel cuore di Londra, Andy Burnham ha subito prestato giuramento come parlamentare a Westminster. Sa che le candidature per la leadership si aprono il 9 luglio e si chiudono con la pausa estiva del 16 dello stesso mese. Se non avrà sfidanti, potrebbe diventare premier nel giro di poche settimane, altrimenti il nuovo leader arriverà entro il primo settembre.