Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiKeir Starmer è primo ministro del Regno Unito per l’ordinaria amministrazione. Il leader del Labour party al governo ha annunciato l’intenzione di rassegnare le sue dimissioni e ha lasciato quindi campo libero al nuovo capo del partito, presumibilmente Andy Burnham, e quindi al nuovo premier. La decisione, sofferta, annunciata a Downing Street con le lacrime agli occhi, era prevedibile, dopo la durissima sconfitta nelle elezioni locali dello scorso 8 maggio e in quelle per i parlamenti di Galles e Scozia, che avevano visto il Labour perdere centinaia di seggi dei 2.300 complessivi in palio. Una débâcle che ha messo in luce tutte le difficoltà di Starmer nel mantenere saldo il timone del governo in un momento di estrema difficoltà e di tensione internazionale alle stelle. L’uscita di Londra dall’Unione Europea, del resto, lontana dal rivelarsi la promessa panacea per tutti i mali del regno, ha fatto esplodere tutte le debolezze e le contraddizioni di quello che era e resta un grande paese. Dopo il referendum sulla Brexit, il 23 giugno del 2016, giusto dieci anni orsono, la stabilità politica del Regno Unito è andata letteralmente a farsi benedire. Da allora, alla guida del governo, si sono succeduti i Conservatori David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak, che hanno preceduto il laburista Starmer. Sei primi ministri in dieci anni, contro i tre del ventennio precedente, quando a Downing Street number ten si erano succeduti John Major (Conservatore), Tony Blair (Laburista) e Gordon Brown.