Tutto come previsto: Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da leader del Partito laburista britannico e da primo ministro in un atteso discorso alla nazione davanti al numero 10 di Downing Street. L'uscita di scena Starmer, travolto dall'impopolarità e dal crollo di consensi anche all'interno del Labour, spiana la strada alla sua sostituzione con l'ex sindaco di Manchester, Andy Burnham.

Un altro terremoto politico, dunque, per la Gran Bretagna, entrata in un vortice di instabilità e in governabilità subito dopo la rivoluzione Brexit del 2016. In soli 10 anni si sono alternati al potere ben 7 primi ministri: i conservatori David Cameron, Theresa May, Boris Johnson , la meteora Liz Truss (in carica appena un mese e mezzo) e Rishi Sunak e i laburisti Starmer e, tra poco, Burnham.

Starmer ha dato l'annuncio delle dimissioni in diretta televisiva. Il laburista ha ammesso che la domanda che il suo partito si sta ponendo è se lui sia la persona più adatta a guidarlo alle prossime elezioni generali e ha detto di aver "ascoltato la risposta" della dirigenza laburisti a questa domanda e di "accettarla con serenità".

"Ogni decisione che ha preso", ha detto, "è stata dettata dal 'mettere al primo posto il Paese che amo'. Mi dimetterò da leader del Partito Laburista", ha detto visibilmente commosso. Prima di annunciare il passo indietro, Starmer ha dichiarato di aver ereditato un Partito Laburista "in bancarotta politica, finanziaria e morale". Ha affermato di essersi sentito ripetere "più e più volte" che il partito era "finito", ma di aver "dimostrato che si sbagliavano", di aver cambiato il partito "sradicando il veleno dell'antisemitismo, ripristinando la fiducia nell'economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale". Non è bastato a blindarne la poltrona ed evitare una nuova, drammatica Caporetto per la sinistra britannica, ancora alle prese con l'incubo di una vittoria di Nigel Farage, il Mister Brexit capo dei sovranisti inglesi. Il camaleontico Burnham potrebbe essere proprio un tentativo, estremo e già controverso, di rispondere alle spinte verso destra degli elettori.