Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da leader del Partito laburista britannico e da primo ministro in un atteso discorso alla nazione davanti al numero 10 di Downing Street. L'uscita di scena di Starmer, travolto dall'impopolarità e dal crollo di consensi anche all'interno del Labour, spiana la strada alla sua sostituzione con l'ex sindaco di Manchester, Andy Burnham.

Un discorso alla nazione intessuto di rivendicazioni dei successi auto-attribuiti alla sua leadership e al suo governo, ma chiuso dal riconoscimento della perdita di consenso nel suo partito e nel Paese, dall'annuncio delle dimissioni e da un commosso riferimento a sua moglie Victoria, ai suoi figli e all'orgoglio per l'onore di essere stato primo ministro britannico per due anni. È quello con cui Keir Starmer, 63 anni, ha gettato oggi la spugna dinanzi al portoncino al numero 10 di Downing Street: presenti il suo team, i suoi familiari, ma solo pochi ministri di spicco come Darren Jones o il vicepremier uscente David Lammy.

Starmer non ha fatto alcun riferimento alle critiche rivolte alla sua azione politica, a scandali come quello della nomina di lord Peter Mandelson (amico del faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein) ad ambasciatore negli Usa o alla batosta elettorale subita dal Labour alle elezioni amministrative del 7 maggio scorso. Ha invece esaltato quelli che ha presentato come i risultati positivi dei suoi 6 anni da leader e 2 da primo ministro, sostenendo d'aver ereditato nel 2020 (da Jeremy Corbyn, esponente della sinistra radicale) un partito «in bancarotta di consensi, politica e morale» e di avergli restituito credibilità sul piano «dell'economia, della difesa, della sicurezza nazionale» e del contrasto «dell'antisemitismo».