Se c’è una cosa che la permanenza terrena insegna a chiunque abbia frequentato un circolo del tennis, un condominio o, nel caso specifico, i corridoi felpati della diplomazia transatlantica, è che lo slancio generoso è una virtù pericolosa. Lo sa bene il Presidente Donald T., l’impetuoso magnate d’oltreoceano il quale, stando alle sue stesse vibranti dichiarazioni rilasciate ai microfoni dell’emittente La7, avrebbe di recente compiuto un atto di pura, quasi francescana, misericordia.

Secondo la ricostruzione del suddetto Donald T., la sua illustre collega italiana, Donna Giorgia, lo avrebbe avvicinato a margine dell’ultimo consesso internazionale ad Evian con lo sguardo implorante di chi ha smarrito il biglietto del tram, supplicandolo di concederle il favore di una fotografia comune. Mosso da un moto di subitanea commozione — del tipo che coglie i vecchi zii davanti a un orfano sotto la pioggia — il Presidente Donald avrebbe acconsentito allo scatto, unicamente guidato da un sentimento di “pura pena”. Ora, chiunque conosca Donna Giorgia sa che attribuirle atteggiamenti da supplente timorosa significa non aver ben compreso la tempra del personaggio. La risposta da Palazzo Chigi non si è fatta attendere ed è giunta con la rapidità di un dritto ben piazzato sul suddetto campo da tennis. Attraverso i moderni canali video, la Premier ha espresso un aristocratico sconcerto, definendo le dichiarazioni dell’alleato «totalmente inventate» e sancendo, con una formula che farà scuola nei manuali di postura patria, che “l’Italia non implora mai”.