di Roberto Celante

Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, il tema del giorno è una non notizia: l’ennesimo dileggio trumpiano della Premier Meloni, finita in un meme postato dallo stesso tycoon sul proprio social, nel quale Meloni appare rivolta in posa estatica verso il Presidente Usa, che invoca per lei un “ordine restrittivo”, come quelli che si adottano contro gli stalker. Trump, ormai, non sorprende più, perché da tempo è chiaro che, quale che sia la peggior volgarità che ci si possa immaginare, di incerto resta non tanto il “se”, ma più che altro il “quando” potrebbe farla sua.

Nell’escalation della derisione di Giorgia Meloni, qualcuno vede un endorsment implicito verso Roberto Vannacci, ma forse trattasi di dietrologia troppo sottile, riferita al tycoon. Trump, infatti, non è abituato a parlare a nuora, perché suocera intenda: si potrebbe dire che non è proprio il suo stile, se mettere Trump e “stile” nella stessa frase non provocasse un istintivo ribrezzo.

Allora, le alternative sono due: o si tratta delle intemperanze di una persona che, a parere di una nipote, non godrebbe più della salute che il proprio ruolo richiede, oppure Trump incarna semplicemente l’apoteosi dell’arroganza del potere assoluto. In entrambe le ipotesi, non c’è necessariamente uno scopo logico a motivarne le azioni, né le più stravaganti, né le più inaccettabili.