E se le avesse fatto un regalo? Trump si conferma il bifolco in chief ma Meloni passa ora per moderata. Marina Berlusconi pensa che è il solito Trump “sguaiato” ma che finalmente si è fatta chiarezza. La sinistra faccia attenzione. Sono passati tre giorni e la vera notizia è che la destra ha la magnifica occasione per far dimenticare “l’eravam tanto trumpiani”. Il video di risposta di Meloni a Trump (“Io e l’Italia non imploriamo mai”) ha avuto due milioni di interazioni e Meloni sta dicendo ai ministri: “I rapporti Italia-Usa restano immutati. Firmate qualsiasi protocollo. Andate a Villa Taverna. Non è cambiato nulla tra paesi. Me la vedo io con Trump”. Andranno al 2 luglio, all’ambasciata americana, Tajani, Giorgetti, Salvini (forse). La pace passa dal memorandum Italia-Usa sui materiali critici, la Pax Silica. L’Italia aderirà e Tajani è pronto a inviare l’ex ambasciatore Armando Varricchio. Il silicio o il cilicio?Il peggio che Trump possa chiedere al vertice Nato di Ankara, dell’8 e 9 luglio, è di aumentare ancora la spesa militare o di rivedere i trattati fra Italia e America. E’ qualcosa di impensabile. Nel primo caso, Meloni passa per la presidente che rispetta gli accordi ma a testa alta, nel secondo caso, sarebbe una richiesta epocale che coinvolgerebbe l’intero paese. Si sta tentando di ricucire con l’America attraverso Rubio, l’amico di Tajani, ma Meloni non vuole far passare l’idea che sarà lei a porgere la guancia. Si vuole sfruttare il dissidio per farne politica interna. Innanzitutto, al solito, si fa notare da FdI che l’intervista è stata cercata da La7, televisione non amica del governo e che dal punto di vista del consenso è un elisir. Arturo Scotto, che è salito sulla Flotilla, deputato del Pd, dice: “Meloni proverà a fare dimenticare il suo trumpismo, proverà a cancellare la vecchia Meloni”. Trump favorisce, per parafrasare Ruggero Zangrandi, il lungo viaggio attraverso il trumpismo. Le sparate del bifolco hanno avuto come effetto quello di creare pubblicità intorno a Meloni.Spiega Luca Ferlaino, presidente di Socialcom, che studia i flussi sui social: “Le offese di Trump fanno scattare solidarietà intorno a Meloni. Anche chi la critica oggi sta con lei, si polarizzano le conversazioni”. Sono studi e non si traducono in voti ma sono correnti che misurano il vento: in due giorni Meloni – racconta Ferlaino – ha registrato un +164 per cento di conversazioni e +39 per cento di interazioni. Il filmato ha superato in totale i 20 milioni di visualizzazioni e raccolto 1,5 milioni di like. In America, povero paese, il dito di Meloni rivolto contro il bifolco, viene addirittura osannato e Meloni, così titolano, la donna capace “di aver messo a posto Trump”. E’ straordinario sentire dire da FdI che “Trump è un rosicone”, così come leggere gli editoriali dei quotidiani di destra denigrare Trump. Finirà presto con Mike Pompeo, l’editorialista del Giornale, che andrà a pulire i tappeti a casa di Vittorio Feltri. Meloni sarà intervistata oggi da Maurizio Belpietro, il direttore della Verità. Quid est veritas? C’è un lavoro di FdI per valorizzare questo scontro, farne il momento Sigonella e per lasciare a Vannacci il cappellino Maga, trasformarla insomma in opportunità politica. Dice Enzo Amendola, ex ministro degli Affari Europei, del Pd, uno che non se la beve: “Ci diranno oggi che Meloni ha sfidato Trump, ma i fatti sono diversi. Meloni ha provato a cavalcare la tigre Trump ed è finita schiacciata e ora c’è Vannacci che corre a prendersi il cappellino Maga di Tajani”. Ci sono le elezioni come sfondo e Trump finisce nella pentolaccia di questo agosto già elettorale. La riforma della legge elettorale avanza e Igor Iezzi, il leghista che la segue in Aula, dice che la legge verrà portata in Aula senza fiducia: “Almeno, al momento”. Durante la segreteria del Pd (a proposito, oggi si terrà la Direzione del Pd e c’è un solo ordine del giorno: discorso della segretaria; la democrazia sta male ovunque…) Elly Schlein ha promesso “che sarà battaglia sulla legge elettorale”. Alla direzione del Pd si parlerà di “legge elettorale”, la materia più noiosa del mondo che però tiene unita la destra. Perché Salvini sta digerendo questa legge elettorale che penalizza la Lega e perché Tajani anche lui dice sì? Perché hanno trovato l’oasi nel listone, questa nave crociera di 70 deputati che può salvare e tutelare sia Lega sia FI. Meloni ha lasciato intendere che può essere generosa e usare questo listone a favore degli alleati. E’ un listone così enorme che perfino Giuseppe Calderisi, esperto di legge elettorale, consiglia: “Invito a ridurlo di consistenza”. E’ semplice. Si vuole usarlo per candidare i big e garantirli. Chi viene eletto nel listone lascia e fa scattare il secondo nel proporzionale. E’ la polizza di Meloni e Meloni può accettare il sacrificio: potrebbe prendere solo 20 di quei seggi nel listone e lasciare il resto agli alleati, con generosità. Sono segnali di distensione, altri segnali sono indecifrabili. Ieri è passato a Palazzo Chigi, l’ex ad di Leonardo, Roberto Cingolani. E’ stata una visita che alcuni collegano a screzi antichi, altri ci vedono invece la possibilità che Cingolani possa andare a dirigere l’Agenzia per il nucleare. Sono tempi atomici (e rari). La pace con Trump passa ora da questi materiali rari e da questo memorandum, la Pax Silica che doveva firmare in un primo momento Tajani al Business Forum di Miami. Al suo posto ci andrà Varricchio, già ambasciatore in America. Per il resto se la vedrà Meloni. Il ballottaggio non è destra contro sinistra ma Garbatella contro bifolco.
La pace di Meloni. Like alle stelle e lei ai ministri: “Immutati i rapporti. Con Trump ma la vedo io"
Nelle intenzioni della premier i rapporti con gli Stati Uniti passano dalla firma al memorandum tra Roma e Washington sui materiali critici. L'Italia aderirà e Tajani è pronto a mandare l'ex ambasciatore Varricchio. Intanto si predica calma: "Non è cambiato nulla tra i paesi". La polizza offerta agli alleati per approvare la legge elettorale













