È la cronaca di un disastro non annunciato né previsto. Una tempesta che scoppia all’improvviso e travolge ogni illusione di poter ricostruire un rapporto, se non più privilegiato, almeno di forte vicinanza con gli Usa di Trump. Lo scambio di schiaffoni e insulti va avanti tutto il giorno: botta e risposta. «Meloni mi ha fatto pena». «Dispiace che Trump non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’occidente». «Giorgia era una mia fan ma non la voglio come fan dal momento che lei, come il gruppo della Nato, non c’era per Hormuz». La pace non tornerà, potrà tutt’al più essere mimata. Giorgia Meloni, che alla riconciliazione mirava davvero ed era felice dei passi avanti che riteneva di aver fatto a Evian, non può che esserne immensamente contrariata.
A PALAZZO CHIGI fioccano le ipotesi sul perché Trump abbia deciso di andare giù con tanta pesantezza, con l’intento di umiliare Meloni: «Non ero tenuto a parlarci…Mi ha implorato di fare una foto con lei». L’intervista telefonica con il giornalista Daniele Compatangelo, diffusa dalla 7, arriva in traduzione italiana e senza l’audio originale per precisi accordi con lo staff della Casa Bianca. Sarebbe del tutto fuori luogo mettere in dubbio la fedeltà della traduzione ma così si perde l’intonazione che sarebbe di una certa utilità.












