Ci sono persone che, quando le incontri dopo anni, scopri essere cambiate. E poi ce ne sono altre che, in realtà, sono rimaste identiche, ma hanno semplicemente smesso di nascondersi. Parlando con Lorenzo Adorni, su Prime Video protagonista del film L’amor fuggente, per questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie, la sensazione è stata questa. L’ultima volta che ci eravamo sentiti era un altro tempo. Un’altra stagione della vita. C’erano progetti che sembravano destinati a crescere, aspettative ancora intatte, la sensazione che il percorso professionale stesse seguendo una direzione precisa. Nel frattempo sono passati anni, sono arrivati ruoli importanti, produzioni prestigiose, film, serie televisive e piattaforme. Sono arrivati Stefano Sollima e la Mostra del Cinema di Venezia con Adagio. Sono arrivati Netflix, Rai, personaggi che hanno lasciato un segno e altri che il pubblico ricorda ancora oggi. Sono arrivate le soddisfazioni che chi sceglie questo mestiere sogna quando comincia a farlo. Eppure questa non è un’intervista sul successo. O almeno non sul successo per come siamo abituati a raccontarlo. Perché la persona che ho trovato dall’altra parte del telefono non aveva voglia di parlare di traguardi, classifiche, ascolti o numeri. Aveva voglia di parlare di senso. Che è una parola molto più complicata. Nel corso di quasi due ore di conversazione, Lorenzo Adorni ha raccontato il lavoro, certo. Ma soprattutto ha raccontato ciò che accade quando il lavoro smette di essere sufficiente a definire chi sei. Ha parlato della paura di diventare invisibili in un sistema che sembra ricordarsi delle persone soltanto finché sono presenti. Ha parlato della fatica di continuare a credere in un settore che spesso premia la riconoscibilità più del talento e la disponibilità più dell’identità. Ha parlato di amicizie, di delusioni, di rapporti che resistono e di altri che svaniscono nel momento in cui si spegne il riflettore. Ma, soprattutto, Lorenzo Adorni ha parlato di libertà. La libertà di dire no. La libertà di non accettare compromessi che non riconosce come propri. La libertà di ammettere che alcune cose fanno male. La libertà di confessare che esistono giorni in cui la rabbia supera la speranza e altri in cui, invece, la speranza riesce ancora a vincere. Lorenzo Adorni è un attore che negli anni si è costruito il proprio percorso senza scorciatoie. Nato a Parma nel 1992, ha attraversato cinema, televisione e teatro con la pazienza di chi conosce il valore della gavetta. Da Il Cacciatore a Montalbano, da Guida astrologica per cuori infranti a Maschile singolare, fino ai lavori più recenti, il suo è stato un cammino fatto di continuità, ricerca e ostinazione. Ma il Lorenzo Adorni che emerge da questa conversazione sembra essere arrivato a un punto diverso della propria storia. Non parla più soltanto da attore. Parla da uomo. Parla da qualcuno che ha visto il meccanismo dall’interno e che oggi si interroga su ciò che vale davvero la pena conservare. Parla da qualcuno che non sogna più necessariamente una parte importante o un contratto più ricco, ma una comunità di persone che si scelgono liberamente. Una casa lontana dal rumore. Una produzione che aiuti chi ha qualcosa da raccontare. Un luogo in cui il talento non debba continuamente chiedere il permesso per esistere. C’è una frase che attraversa silenziosamente tutta questa intervista. Non viene pronunciata in modo esplicito, ma riaffiora continuamente tra una risposta e l’altra. È l’idea che il successo, da solo, non basti. Che arrivare non significhi necessariamente trovare il proprio posto. E che forse la domanda più importante non sia ‘quanto sei visibile?’, ma ‘quanto riesci ancora a riconoscerti?’. Quella che segue non è la conversazione con un attore che sta promuovendo un progetto. È il racconto sincero di un uomo che sta cercando di ridefinire la propria idea di felicità. E proprio per questo, probabilmente, è una delle conversazioni più oneste che mi sia capitato di fare negli ultimi anni.
Lorenzo Adorni, l’intervista all’attore: “Tutto ciò che conta è la propria verità”
Dalla crisi del cinema ai sogni di regia, passando per lavoro, amicizie e compromessi: il racconto più personale di Lorenzo Adorni







