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Rosanna Scardi

L'intervista al settimanale F: «Con lui ho ritrovato una quotidianità che avevo avuto solo con Francesco Renga. Quando trovi un’anima affine alla tua non devi inseguirla e non devi aspettarla, te la ritrovi accanto».

«Non sono buona, ma sono sveglia, non voglio che si dica “Mo’ fa pure la regista”, ma semplicemente “Si sta approfondendo” come artista, non voglio esporre l’amore, ma non voglio che siano altri a raccontarlo, non sono quello di cui c’è bisogno e non seguo le mode, ma sono rimasta me stessa… Anche nelle situazioni più difficili. Questa è un’intervista che “non cambia la vita a nessuno” però racconta non la mia versione della vita ma l’unica oggettivamente e lucidamente possibile».

Ambra Angiolini annuncia così, con un post e una serie di storie sulla sua pagina Instagram, la sua intervista sul settimanale F (Cairo Editore), nel numero in edicola, che la ritrae in copertina. Romana, bresciana d’adozione, classe 1977, l’attrice desidera un giorno mettere in pratica il piano Mina, ovvero «Continuare a esserci senza essere sempre al centro». E il primo esercizio di sparizione è dirigere se stessa a teatro in «La misteriosa scomparsa di W» di Stefano Benni. «Ho pensato – dichiara Ambranell’intervista - che sarebbe stata una bella forma di emancipazione dalla mia storia scoprire se ero capace di fare questo mestiere non solo con la faccia, ma con le idee». Alla domanda chi le sia vicino idealmente sul palco, risponde: «Tutti quelli che ho conosciuto nella vita e che mi hanno parlato senza disprezzare la mia ignoranza», dichiarando che i suoi miti, quando era una ragazzina, erano «la Cuccarini, Carla Fracci, le guardavo con ammirazione, avrei voluto ballare come loro, avere quella disciplina, quella grazia. Ma non pensavo di dover diventare loro».