Egregio Direttore,anche a Rovigo "finalmente" è arrivato il Gay Pride. Visto che, avendo una certa età ed essendo di educazione cattolica e perciò convinto che il solo matrimonio sia quello in Chiesa, al di là del fatto che rispetto l'orientamento sessuale degli altri, mi domando se queste "carnevalate" servano veramente alla causa. Si può tranquillamente sfilare per i propri diritti (senza negarli a chi la pensa in modo diverso), ma quello che mi dà particolarmente fastidio è il vedere coinvolti bambini che, fin da piccoli, non dovrebbero essere indottrinati dagli adulti.

Cordiali saluti,Alvise Lorenzo SandiLa risposta del direttore de Il Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore,capisco le sue perplessità e credo che lei non sbagli quando parla di carnevalate. Perché in effetti il Pride è una forma di carnevale, ma non nell'accezione negativa del termine, bensì nel senso etimologico e storico che ha questa parola, nel suo significato originale e medievale di momento di svago e di sospensione delle convenzioni, in questo caso finalizzato ad affermare con la massima evidenza la propria identità sociale, sessuale e politica.Comprendo perfettamente il disagio o i dubbi che di fronte a un Pride qualcuno può provare. In alcuni casi è evidente che sembra esserci, anzi c'è, da parte di chi manifesta, una scarsa o nulla considerazione della sensibilità degli altri. Ma credo occorra fare uno sforzo per capire il significato, l'origine e l'obiettivo di questi eccessi e di questi comportamenti. Che non è solo quello di provocare o di stupire, ma di rivendicare una diversità che per lungo tempo è stata negata, emarginata, costretta a nascondersi. E che oggi rivendica invece i suoi diritti e per farlo usa le armi della visibilità, anche quella più spinta, più eccessiva, più colorata. Del resto: lei si immagina un Pride in cui sfilano centinaia di persone in giacca e cravatta e in tailleur? Passerebbe inosservato e sotto silenzio. Mentre chi sfila nei Pride vuole farsi vedere, anzi farsi notare non solo per affermare pubblicamente la propria identità, ma anche come risposta ad un passato (e spesso anche un presente) in cui tante persone per le loro scelte sessuali erano ( sono) costrette a nascondersi, a mimetizzarsi e a negare la loro cosiddetta diversità.Lei si chiede se queste manifestazioni servano alla causa di chi le promuove e di chi sfila? Non lo so. Ma se il primo Pride si svolse a New York nel 1970 e ancora oggi in questi giorni ci sono Pride in molte città del mondo e del nostro Paese, forse la risposta è affermativa.