Egregio Direttore, le scrivo in merito alla sua risposta al sig. Alvise Sandi sulle rivendicazioni dei Gay Pride. Vorrei quindi ricordarle la grande marcia organizzata da Martin Luther King il 28 agosto 1963 dove sfilarono senza fronzoli o travestimenti verso Washington ben 250.000 persone per rivendicare i diritti civili ed economici. Loro sì, con ragione!

Maurizio Teodori PadovaLa risposta del direttore de Il Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, lei ha ragione quando ricorda che ci sono stati cortei e manifestazioni disciplinati, composti e senza alcun tipo di eccesso cromatico o comportamentale che hanno lasciato un segno profondo nella storia dell’umanità. Lei cita la grande marcia per i diritti civili di Martin Luther King del 1963, ma si potrebbe ricordare anche la marcia non violenta del Sale promossa da Ghandi nel 1930 che rappresentò una tappa fondamentale nel processo di indipendenza dell’India dall’impero britannico. Vorrei essere chiaro: ho un’istintiva allergia nei confronti del “politicamente corretto”. Nella mia risposta ho cercato però di spiegare l’origine del Pride e i motivi per cui molti di coloro che manifestano in quei cortei scelgono di farlo adottando modalità e comportamenti eccessivi, spinti, a tinte forti non solo dal punto di vista cromatico. So bene che molti, io stesso in qualche caso, trovano sbagliati, insopportabili, volgari e indecenti questi cortei. E so anche che avrei ottenuto più consensi se avessi dato pienamente ragione al lettore che ha scritto o a lei. Penso però che in molti casi sia anche necessario andare oltre il proprio punto di vista e le proprie certezze e cercare di capire le ragioni dell’altro anche se sono molto distanti dalle nostre. E anche se questo comporta fatica e fa perdere qualche consenso. Vale anche per la sua ultima affermazione: mi pare di capire che secondo lei il mondo gay e Lgbt non abbia ragione di sfilare per rivendicare i propri diritti. Certamente se pensiamo ad alcuni mondi queste rivendicazioni hanno o possono avere oggi davvero poco senso: in molte realtà sociali ed economiche le differenze di genere non sono più un problema e non rappresentano più un ostacolo. Anzi, spesso è proprio il contrario. Ma il punto di vista che dobbiamo assumere quando parliamo di diritti deve essere sempre quello dei più deboli e indifesi. E da questo punto di vista credo che ci siano ancora oggi molte persone, giovani e non, che per ragioni sociali e culturali fanno fatica ad essere quello sono, a vivere come vorrebbero e a manifestare per intero la propria identità sessuale. I Pride, per quanto eccessivi e discutibili in alcune loro manifestazioni, parlano di loro e per loro.