Ridurre l'essere umano alla sua sessualità significa impoverirlo. E infatti il Gay Pride, nato anni fa come manifestazione di rivendicazione civile, si è progressivamente trasformato in qualcos'altro

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Caro Direttore Feltri,Regione Lombardia ha deciso di negare anche quest'anno il patrocinio al Gay Pride di Milano e la sinistra ha subito gridato allo scandalo, parlando addirittura di «destra medievale». Lei che cosa ne pensa? È davvero una scelta retrograda oppure, come sostengono altri, si tratta semplicemente di una decisione di buon senso?Salvatore RomanoCaro Salvatore,trovo ridicolo che ogni volta che qualcuno osa dissentire dalla liturgia arcobaleno scatti immediatamente la solita scomunica morale: medievali, oscurantisti, retrogradi, omofobi. È un riflesso automatico della sinistra contemporanea, incapace di concepire che possa esistere una posizione diversa dalla propria senza che questa debba essere demonizzata. Regione Lombardia ha semplicemente deciso di non patrocinare una manifestazione. Non ha vietato il Pride, non ha perseguitato gli omosessuali, non ha abolito diritti civili. Ha esercitato una scelta politica e culturale legittima. E a mio giudizio anche sensata. Vedi, io non ho mai avuto nulla contro gli omosessuali. Chi mi legge lo sa bene. Ho difeso più volte la libertà individuale e il diritto di ciascuno di vivere la propria vita privata come meglio crede. Mi sono persino scritto all'Arcigay quando ritenevo giusto farlo. Perché la libertà, quando è autentica, vale per tutti.Il punto però è un altro: negli ultimi anni l'omosessualità è stata trasformata in un'identità totalizzante, quasi in un'appartenenza ideologica. Oggi sembra che una persona debba definirsi innanzitutto attraverso i propri gusti sessuali. Ma un uomo non coincide con ciò che fa nel proprio letto. Una donna non si esaurisce nelle proprie preferenze intime. Ridurre l'essere umano alla sua sessualità significa impoverirlo. E infatti il Gay Pride, nato anni fa come manifestazione di rivendicazione civile, si è progressivamente trasformato in qualcos'altro: un enorme carnevale grottesco fatto di carri allegorici, travestimenti, lustrini, paillettes, esibizionismo e provocazione permanente. Uno spettacolo che non aggiunge un solo diritto ai gay e che anzi finisce spesso per trasformare l'omosessualità in una caricatura folkloristica.Credimi: conosco diversi omosessuali serissimi, colti, riservati, perfettamente integrati nella società, i quali guardano al Pride con imbarazzo e fastidio. Non si riconoscono in quell'immagine stereotipata del gay da parata, continuamente ridotto a fenomeno da baraccone per intrattenere le masse progressiste e soddisfare il bisogno di provocazione della sinistra radicale. E qui veniamo alla parola medievale, usata con tanta facilità da certi campioni del progresso. Davvero vogliamo parlare di Medioevo? Medievale è una cultura che considera normale velare le donne dalla testa ai piedi. Medievale è tollerare il burqa in Europa in nome del multiculturalismo. Medievale è chiudere un occhio davanti ai matrimoni combinati, alle mutilazioni genitali femminili, alle bambine sottratte alla nostra cultura per essere educate secondo logiche tribali e patriarcali. Medievale è avere paura perfino di denunciare l'omofobia islamica perché si teme di essere accusati di razzismo.