«Il Pride non è una carnevalata. È una piattaforma politica». Luca Minici, coordinatore del Torino Pride, lo dice con chiarezza. «Dietro i colori e la musica, c’è una comunità che resiste, che rivendica diritti, che chiede a istituzioni, media e cittadinanza attiva di schierarsi. Di stare accanto alle nostre vite». Tra le novità della manifestazione di sabato 7 giugno a Torino: l’adesione degli Ordini dei giornalisti e dei medici, più attenzione all’accessibilità e il ritorno del carro de La Stampa - Torinosette, che partecipa per il quarto anno consecutivo con il claim editoriale “L’amore è una bella notizia”.
“Senza esclusione di corpi” è lo slogan del Torino Pride 2025: qual è il messaggio?
«Vogliamo ribaltare l’immaginario bellico: non più colpi, ma corpi. Rispondiamo agli attacchi con la visibilità, con la soggettività dei nostri corpi, con l’orgoglio di esserci».
Che significato ha la presenza dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte?
«È un gesto che ha un significato profondo, e non solo simbolico ma frutto di un percorso: incontri, formazione, ascolto. Insieme stiamo lavorando a una Carta deontologica per i nostri temi, uno strumento concreto per aiutare le redazioni a raccontare meglio la realtà delle persone LGBTQIA+. È importante usare le parole giuste, ma anche riconoscere le parole sbagliate che possono ferire con narrazioni tossiche. E per farlo servono tempo, dialogo e confronto».










