Caro direttore, ammiro da sempre la sua pacatezza e la capacità di essere chiaro; ora le chiedo: a Padova dopo il “Gesù è queer” c’era “Eccoci in frocessione”. Libero uomo in libero stato; libera donna in libero stato; liberi esseri umani in libero stato ma... Quest* ragazz* con cartelli e scritte chiedono rispetto ma... loro hanno rispetto, con quei cartelli, dell’altrui credo o dell’altrui pensiero? Domandi scusa per gli asterischi, vorrei evitare qualcun* si offendesse. F.M. Padova
La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, la sua è ovviamente una domanda retorica e la risposta è ovvia: no, queste persone non hanno alcun rispetto del pensiero, della sensibilità, del credo religioso degli altri. Aggiungo: credo che non abbiano proprio nessun interesse ad averlo, semplicemente non si pongono il problema. Costoro confondono la provocazione con la prevaricazione e ritengono che per affermare i loro diritti (più o meno legittimi, il problema non è questo), sia necessario irridere e calpestare quelli degli altri. O semplicemente ignorarli. Ritengono che la loro libertà non possa essere frenata da nulla e che, soprattutto, sia superiore a quella degli altri. Può apparire singolare che chi ha vissuto sulla propria pelle la violazione dei diritti o chi li vede o li ritiene ancora non riconosciuti e non rispettati come vorrebbe, non si ponga in nessun modo di considerare anche i diritti degli altri, ma è esattamente così. Perché accade? Credo che sia una conseguenza della deriva culturale e politica che ha investito negli ultimi due decenni la nostra società a più livelli e che è stata definita come dittatura delle minoranze. Viviamo in una realtà in cui si esige di regolare tutto in funzione delle minoranze, i loro diritti sembrano avere un valore superiore proprio in quanto non appartengono o non sono condivisi dalla maggioranza. È una dinamica che ha investito molti ambiti della società, dai comportamenti sessuali al modo di parlare e di vestirsi fino all’educazione dei figli. In virtù di questo, chi sfila urlando “eccoci in frocessione” non chiede solo che la propria visione della vita, della sessualità e delle relazioni sociali abbia, com’è giusto che sia, diritto di cittadinanza. Ritiene, o per meglio dire pretende, che sia giusto imporre agli altri un’idea preconfezionata di libertà e di progresso. Ovviamente preconfezionata da loro.









