Veglia a San Giuseppe Artigiano. Corazza: "No all’indifferenza, restare umani è un dovere urgente"Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciCome si concilia la fede con un’identità che chiede di uscire dal tracciato? Questa la domanda alla base della veglia di preghiera contro le discriminazioni, che si è tenuta venerdì sera nella chiesa di San Giuseppe Artigiano in viale Spazzoli, alla presenza del vescovo Livio Corazza (con il parroco don Germano Pagliarani e i sacerdoti don Davide Brighi, don Carlo Guardigli e don Stefano Pascucci). La serata si è aperta con la distribuzione a ciascuno degli oltre cento presenti di un nastro colorato sul quale ognuno ha potuto scrivere una parola collegata al concetto di inclusione. Quei nastri, poi, sono stati appesi a una croce, che una giovane omosessuale aveva portato lungo la navata centrale fino all’altare. Al termine della cerimonia tutti sono tornati a prendere un nastro diverso da quello che avevano lasciato: un momento di scambio e di riflessione che ha arricchito le intense testimonianze portate da alcuni protagonisti. Storie fatte di difficoltà e umanità.

"Quella sera – ha raccontato la madre di un ragazzo che ha fatto ‘coming out’ – all’improvviso il figlio che avevo non c’era più. Niente era più come prima. Lui però mi dice ‘mamma, sono io’ e io non trattengo più il mio figlio immaginato e penso che finalmente potrà vivere nella sua verità. Questo è successo nel 2017. Ora guardo con tenerezza alla nostra famiglia di allora e alle nostre paure". Poi a prendere il microfono è il padre: "Il giorno dopo, gli mandai un messaggio con scritto ‘ti voglio bene’, eppure in quel momento il mio smarrimento era grande. Mi chiedevo ‘cosa abbiamo sbagliato?’, ‘cosa voleva dirci il Signore con questa prova?’. La strada è stata lunga, ma disseminata di incontri e di persone che ci hanno spiegato che non c’era niente di sbagliato, niente di rotto da aggiustare". E poi ulteriori conferme: "Il parroco ha accolto nostro figlio, e così i ragazzi del gruppo ‘Il cammino’ che ci hanno portato a immaginare come poteva essere la sua vita: normale, gioiosa, completa". Dalla loro esperienza è nato il gruppo ‘Famiglie in cammino’, proprio "per tenere con una mano la Chiesa e con l’altra i nostri figli LGBT".