PADOVA - Il gruppo cattolico Lgbtqia+ “Il Mandorlo” posta sui social una foto in cui alcuni attivisti posano davanti al Duomo con la bandiera arcobaleno e un cartello in cui si spiega che “Dio è queer” e scatta la polemica bipartisan.La foto A dire il vero, la foto post Pride davanti alla cattedrale non è esattamente una novità. Scorrendo il profilo Instangam del gruppo “Lgbtqia+ cristiano cattolico” si scopre che anche negli anni scorsi gli attivisti si sono fatti immortalare davanti al Duomo. Quest’anno, però, per la prima volta “Il Mandorlo” ha partecipato ufficialmente al corteo del Pride. Non solo. Lo scatto arriva in un periodo in cui la Curia è travolta da “caso Saviane”, l’ex insegnante di religione di 36 anni dell'Istituto Barbarigo che è stato messo agli arresti domiciliari con l'accusa di violenza sessuale aggravata su minori. Nella foto “incriminata” si possono vedere, così, alcuni cartelli piuttosto irriverenti. In uno per esempio si legge “Dio è queer tra noi”, in una altro “Eccoci in frocessione”. Una provocazione che non è passata inosservata a Palazzo Moroni. «Fior di teologi hanno disquisito per oltre duemila anni sulla natura del divino e finalmente l'associazione Il Mandorlo ha trovato la risposta: Dio è queer. Dispiace per i Padri della Chiesa, ma hanno soltanto perso tempo – ha esordito ieri beffardamente il capogruppo di Fratelli d’Italia Matteo Cavatton -. Per non parlare di quello buttato da milioni di studenti costretti a sorbirsi le Confessioni di Sant'Agostino e la Summa Theologiae di San Tommaso». «Per fortuna ci sono le "frocessioni" al Duomo di Padova, a liberarci dal malinteso sul sacrificio di Cristo sulla croce, che invece di una corona di spine era evidentemente agghindato con piume di struzzo – ha rincarato la dose l’esponente meloniano –. Spero sia perdonata l'ironia di un peccatore che sa quanto sia vano richiedere un commento sensato ad un primo cittadino che ha fatto del mischiare il diavolo con l'acqua santa una vera e propria professione di fede. Giordani – conclude Cavatton – somiglia sempre più al parroco di quella famosa canzone di De Andrè, "che porta a spasso per il paese l'amor sacro e l'amor profano"».