"Se non andate voi al Pride, chi dovrebbe farlo?”.

A pronunciare questa frase non è un’attivista LGBTQIA+ né un giovane militante. È una suora di 85 anni che da tempo accompagna alcuni gruppi di credenti LGBTQIA+ e, quando vide alcuni di loro titubanti sulla possibilità di partecipare alla parata di Firenze con uno striscione che rivendicasse la loro identità di cattolici e persone queer, disse: "Vado io, visto che voi siete indecisi".

Oggi la presenza di gruppi di cristiani LGBTIA+, genitori e operatori pastorali ai Pride italiani - che si svolgono nel mese di giugno - non è più una novità.

Ma fino a pochi anni fa sarebbe stata quasi impensabile.

Per decenni, infatti, il rapporto tra Chiesa cattolica e persone non eterosessuali è stato segnato da diffidenze reciproche, silenzi e percorsi vissuti ai margini: “I primi gruppi di credenti LGBTQIA+ in Italia sono nati prima del Duemila”, racconta a Sky TG24 Insider Innocenzo Pontillo, presidente della Tenda di Gionata, associazione che promuove l’accoglienza, la formazione e il dialogo tra persone LGBTQIA+, familiari e operatori pastorali. “Per molto tempo il dialogo con la Chiesa istituzionale è stato estremamente difficile.