Ha molti echi italiani la favola del sindaco di una grande città proiettato a tempo di record a capo di governo. In realtà Andy Burnham è una vecchia volpe del partito laburista e della politica. Per lui diventare nel 2017 primo cittadino dell’area metropolitana di Manchester era stata una temporanea ritirata dal grande proscenio, dopo avere fallito per due volte la scalata alla vetta del partito. Questo ritorno alla capitale sembra ora invece una passeggiata: tutto fa pensare che verrà direttamente eletto leader del partito e premier in quanto candidato unico, «unopposed», senza rivali. Coronamento di una carriera politica precocissima. La piaggeria di alcuni biografi lo dipinge laburista già a 14 anni, convinto da una serie tv della Bbc sulle famiglie povere di Liverpool, dove è nato. Genitori impiegati, piccola borghesia, famiglia cattolica, un tratto che lo ha segnato. Ha dichiarato che nella sua formazione sono stati fondamentali: la squadra dell’Everton, la chiesa cattolica e il partito laburista. Esattamente in questo ordine.

Con grandi sacrifici economici tutti i tre fratelli Burnham approdarono all’università. Andy scelse letteratura a Cambridge, dove cominciò la vera attività politica. Eletto in Parlamento a soli 31 anni, bruciò le tappe diventando sottosegretario con Blair e ministro due volte con Gordon Brown. Da responsabile della sanità approvò la privatizzazione di un ospedale, novità assoluta nella storia del servizio sanitario britannico. Singolare operazione per chi è diventato poi paladino della nazionalizzazione di servizi, dall’acqua alle società elettriche. Negli anni all’opposizione fu ministro ombra, fino alla scelta di Manchester. Trionfali vittorie elettorali lo confermarono più volte sindaco. Così si è guadagnato la popolarità che ora lo porta a Downing street.