Andy Burnham, 55 anni, è una figura poco nota all’estero ma sempre più rilevante nel Labour britannico: un politico che incarna il cuore operaio del Nord dell’Inghilterra e sfida il centralismo di Westminster con un mix di pragmatismo e visione progressista.

Nato il 7 gennaio 1970 ad Aintree, un sobborgo di Liverpool, in una famiglia working class – padre tecnico telefonico, madre receptionist – cresce a Culcheth, Warrington, e non ha mai perso il forte accento popolare e una passione per l’Everton FC. Dopo scuole cattoliche e una laurea in inglese al Fitzwilliam College di Cambridge, entra in politica come ricercatore e poi come segretario del Transport and General Workers’ Union, precursore di Unite, il maggiore sindacato inglese. Nel 2001 diventa parlamentare per la circoscrizione di Leigh, un collegio operaio della Grande Municipalità di Manchester, iniziando un’ascesa che lo porta a ruoli di primo piano sotto Tony Blair e Gordon Brown: Home Office (2003-2004), segretario al Tesoro (2007-2008), ministro della Cultura (2008-2009) e della Salute (2009-2010), dove gestisce la pandemia H1N1 e promuove riforme del Servizio Sanitario Nazionale.

Burnham si distingue per la sua campagna per la verità sulla tragedia di Hillsborough del 1989, in cui 97 tifosi del Liverpool persero la vita, e diventa un campione delle istanze di giustizia per il Nord. Nel 2010, si candida alla leadership laburista, arrivando secondo dietro Ed Miliband con un messaggio “aspirazionale” che però non conquista i sindacati, sul cui appoggio contava.