L’ex diplomatico di Mosca Alexander Baunov ritiene che la pressione militare di Kiev stia cambiando molte cose in Russia, ma non la decisione di continuare a combattere fino a una vittoria. Anche in tempi lunghi: “Il presidente crede che la capacità di adattamento del suo popolo sia lontana dall’esaurirsi”. E conta ancora su Trump. L’intervista a Fanpage.it.

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Dopo l’attacco del 18 giugno su Mosca tutti i media russi hanno pubblicato la stessa frase: “I nostri missili e i nostri droni fanno più male agli ucraini di quanto loro possano farne a noi”. Virgola più o virgola meno. “Non abbiamo neanche cominciato sul serio”.

I fatti dicono altro. I sistemi antiaerei non sono stati capaci di difendere la capitale. Inutile che le autorità dicano che è andato tutto bene. Le immagini del missile terra-aria che colpisce una cisterna della raffineria che doveva proteggere, e dell’enorme “tappo” volante su Mosca come un’astronave aliena, sono emblematiche. La realtà è difficile su più fronti. In Crimea, i droni ucraini colpiscono difese, nodi logistici e infrastrutture. Interrotta la distribuzione di carburante ai benzinai, per ordine del governatore. Alcune zone sono senza elettricità. Mentre scriviamo, blogger militari parlano di navi russe in fiamme al largo del ponte di Kerch. Il canale Telegram Vento della Crimea sostiene che si sta preparando “un assedio totale della penisola e un'offensiva nel sud della Novorossiya”, ovvero dei territori occupati nelle oblast di Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson. Dove i combattimenti stanno intensificandosi, conferma il ministero della Difesa di Kiev.