"La guerra in Ucraina si concluderà con una nostra vittoria".
Ad una manciata d'ore dalle parole di Vladimir Putin, che aveva lasciato intravedere la fine del conflitto, il Cremlino è tornato a impugnare lo spartito degli ultimi 4 anni. "E' la nostra guerra, e la vinceremo", ha sentenziato il portavoce Dmitry Peskov.
Fermarsi alle sole dichiarazioni, tuttavia, sarebbe fuorviante. Qualcosa sembra tornare a muoversi sul terreno dei negoziati. Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi "presto" a Mosca per la ripresa del dialogo, ha annunciato il consigliere di Putin, Yuri Ushakov.
L'uomo che, proprio con i due negoziatori di Donald Trump, ha finora tessuto i colloqui per la fine della guerra. A Bruxelles si sta facendo spazio l'idea che la cosiddetta 'fatigue' sul conflitto in Ucraina stia coinvolgendo anche la Russia.
La parata del 9 maggio è stata studiata a fondo dalle cancellerie e dai servizi di intelligence. La scelta di una versione ridotta delle celebrazioni, le rafforzate misure di sicurezza, un certo nervosismo colto nel Cremlino nella preparazione della parata non sono passate inosservate in Europa. Dove, a frammenti e senza che ci sia un vero e proprio fact checking, arrivano notizie di una crescita del malcontento dei russi nei confronti della guerra e della situazione economica del Paese.













