La linea europea resta ferma: Mosca non ha alcuna intenzione di fermarsi, e l'unica strada è continuare ad alzare la pressione, anche con nuove sanzioni.
All'indomani del vertice in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina, la diffidenza verso le reali intenzioni del Cremlino è intatta, anche se a Bruxelles filtra un cauto ottimismo sull'accelerazione in atto.
Più che focalizzarsi sul 'no deal', sul mancato accordo ad Anchorage, prevale il sollievo per il fatto che Trump non abbia deciso concessioni territoriali al posto di Kiev. Il nuovo impegno Usa sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina viene visto come una svolta positiva, e ora la scommessa é consolidare questa svolta prima che svanisca come neve al sole, visti i precedenti. Ma per sondare le intenzioni reali del presidente americano l'appuntamento è già fissato per lunedì, quando Volodymyr Zelensky sarà alla Casa Bianca e potrebbe avere al suo fianco (fisicamente e in videocollegamento) anche alcuni leader europei.
I fatti innanzitutto. Dopo il resoconto avuto da Trump e un breve confronto interno tra i vertici di Ue e di Gran Bretagna, i leader europei hanno condiviso una dichiarazione congiunta in cui hanno chiesto nuovamente il coinvolgimento di Volodymyr Zelensky nelle trattative. All'Ucraina servono "garanzie di sicurezza ferree per difendere efficacemente la propria sovranità e integrità territoriale", hanno sottolineato, accogliendo "con favore la dichiarazione del presidente Trump secondo cui gli Stati Uniti sono pronti" a fornirle. Respinte anche le ipotesi di limitare le forze armate ucraine.






