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Frustrati dagli attacchi sempre più efficaci dei droni ucraini e delusi da una Casa Bianca meno prona alle richieste di Mosca di quanto sperato, i "falchi" della classe dirigente russa stanno premendo sul Cremlino perché intensifichi le ostilità. Il presidente russo, Vladimir Putin, resiste però alle pressioni, sicuro che in Europa il partito antirusso sia presto destinato a soccombere alle crescenti voci che vogliono riallacciare i rapporti tra Bruxelles e Mosca. È quanto riferiscono fonti ben informate a Reuters.

La rivoluzione del 26 giugno scuote la Striscia di Gaza: proteste contro Hamas

I nazionalisti chiedono da tempo a Putin la mobilitazione generale, la distruzione del quartiere governativo di Kiev, l'assassinio del presidente Volodymyr Zelensky e attacchi contro le fabbriche europee di droni. Alcuni falchi hanno persino chiesto al capo del Cremlino di considerare l'uso di armi nucleari tattiche. I danni causati dagli attacchi ucraini delle ultime settimane, che hanno inferto duri colpi alle infrastrutture energetiche russe, hanno però inasprito la retorica di chi vuole un'escalation. Finora il Cremlino ha resistito alle pressioni dei falchi per abbandonare i negoziati, anche se tre alti funzionari governativi hanno affermato questa settimana che i colloqui con gli Stati Uniti non hanno portato a nulla e hanno accusato Washington di non aver dato seguito alle proposte di pace fatte al vertice tra Donald Trump e Putin avvenuto lo scorso anno in Alaska.