Advisor del Cremlino evocano per la prima volta una guerra senza vittoria totale, mentre Mosca aumenta i raid e saggia le reazioni di Ucraina, Europa e NATO. Sullo sfondo, conti pubblici sotto pressione e divisioni interne. L’analisi e le interviste di Fanpage.it.

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I crescenti squilibri interni alla Russia si riflettono in una strategia a doppio test del Cremlino: da un lato, verificare la reazione di élite e cittadini all’ipotesi di una pace senza gli obiettivi massimalisti dichiarati; dall’altro, aumentare la pressione militare per misurare la tenuta di Kyiv e dei partner europei.

In questa logica si inseriscono tanto l’ultimo sanguinoso barrage sulle città ucraine quanto episodi ambigui come il drone che ha colpito un condominio in Romania: lo sconfinamento può essere accidentale. Ma colpire obiettivi a ridosso del confine NATO, accettando il rischio e osservando le reazioni, non lo è. La contraddizione è forse solo apparente: intensificare i bombardamenti per migliorare la posizione negoziale prima che il costo economico e politico del conflitto diventi ancora più difficile da sostenere.

Gli stessi test potrebbero però indicare alla leadership russa che esistano ancora margini per proseguire la guerra. Leadership spaccata sulla spesa militare “Nel tentativo di gestire i suoi squilibri, la Russia potrebbe trasformarsi internamente in un sistema pienamente totalitario e diventare più radicale e aggressiva sul piano internazionale”, dice a Fanpage.it l’accademico russo Pavel Luzin, internazionalista ed esperto delle forze armate di Vladimir Putin.