Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
Si chiamano operazioni “Recce Strike”, in gergo militare. Ricognizione e attacco integrato. Usano l’intelligenza artificiale, e hanno riportato la guerra a casa di chi l’ha scatenata. I russi sanno che non stanno vincendo. Parte dell’élite vorrebbe la pace a costo di compromessi. Ma aspettarsi mosse contro Vladimir Putin è irrealistico, dice chi conosce dall’interno il sistema di potere in Russia.
Rappresaglia high-tech In risposta a tre giorni di attacchi letali su Kyiv – dove sono morte 24 persone – e altre città, tra il 16 e il 17 maggio oltre 600 droni hanno colpito 14 regioni della Russia, nonché la Crimea, il Mar Nero e il Mar d’Azov. Almeno quattro morti, decine di feriti. Presa di mira Mosca. Oltre 400 chilometri dal fronte. Centrata una raffineria. Forse l’unica che finora era stata risparmiata. A garantire rapidità, precisione e profondità all’operazione, una rete interconnessa di droni da ricognizione, droni kamikaze, droni “madre”, satelliti e sistemi di supporto decisionale fondati sull’intelligenza artificiale. Che crea una mappa condivisa degli obiettivi e delle difese nemiche aggiornata in tempo reale. E può guidare gli ordigni sui bersagli in modo autonomo.











